Opinione
Il Playbook AI di Google Sorpassa Apple e OpenAI
Google’s (GOOGL ) annual I/O conference è sempre stata una vetrina di ambizione, ma nel 2025 è sembrata un giro di vittoria. Dopo un periodo di corsa per recuperare il vantaggio iniziale di OpenAI, Google ora detta fermamente il ritmo della gara AI. Il messaggio di I/O 2025 era inequivocabile: Google sta puntando tutto sull’IA – e sta superando i concorrenti sfruttando un ecosistema che né Apple (AAPL ) né OpenAI hanno ancora eguagliato.
La strategia AI totalizzante di Google a I/O 2025
At I/O 2025, Google made it clear that AI is now central to everything it builds. From Search and Android to Workspace and even experimental hardware, Google unveiled a sweeping range of AI-driven updates across its products. The company officially replaced the old Google Assistant with Gemini 2.5 – its latest AI model – effectively making the Gemini AI the new intelligence layer across Google’s services.
Questo è un passo audace: Google sta inserendo l’IA nel nucleo dell’esperienza utente. Un esempio notevole è Gemini Live, che combina la fotocamera, l’input vocale e la conoscenza web per fornire risposte in tempo reale su qualsiasi cosa il tuo telefono inquadri – un’evoluzione dell’esperimento del‑anno‑precedente Project Astra. In altre parole, l’assistente di Google può ora vedere e comprendere il mondo intorno a te, non limitandosi a rispondere a query testuali.
Questo approccio “tutti a bordo” all’IA contrasta nettamente con i passi timidi di Google di uno o due anni fa. L’ascesa di ChatGPT di OpenAI alla fine del 2022 aveva inizialmente lasciato Google in una posizione di svantaggio, ma non più. Da allora Google è diventato aggressivo e senza scuse nel affermare la sua leadership, dichiarando apertamente di aver colmato il divario dopo quella prima sorpresa.
Durante I/O 2025, il CEO Sundar Pichai e il suo team hanno mostrato una visione dell’IA personale, proattiva e onnipresente. L’IA di Google analizzerà volentieri ciò che la fotocamera del tuo telefono vede, redigerà email per te, pianificherà il tuo weekend o persino chiamerà un negozio per tuo conto. L’intento è chiaro: Google non vuole solo offrire un chatbot, ma vuole essere l’assistente su cui gli utenti fanno affidamento per tutto.
Integrazione su ogni piattaforma
One of Google’s greatest advantages – and one its competitors simply can’t replicate – is its vast ecosystem. I/O 2025 underscored how Google can integrate AI at a scale nobody else can touch. Consider Search, Google’s crown jewel: the company is rolling out a new “AI Mode” in Google Search to all U.S. users. This mode essentially embeds a conversational AI chatbot inside the familiar search interface. Instead of just getting blue links, users can ask follow-up questions in context, get synthesized answers, and even see the AI kick off multiple background searches to compile an answer.
Questo è Google che sfrutta il suo dominio nella ricerca per mantenere il dominio nella ricerca – rendendo l’esperienza più intelligente. È un attacco preventivo contro gli utenti che migrano verso ChatGPT o Perplexity. (Gli analisti avevano avvertito che la quota di mercato di Google nella ricerca poteva diminuire nei prossimi anni se non si fosse evoluta, e Google ha chiaramente preso a cuore quell’avvertimento.)
Al di là della ricerca, Google sta intrecciando l’IA in hardware e software in un modo che solo lui può fare. Chrome, il browser più usato al mondo, sta ricevendo Gemini integrato direttamente. Inserendo il suo modello IA direttamente in Chrome, Google sta trasformando il browser in un “assistente intelligente” che comprende il contenuto delle pagine web che visiti e persino il tuo contesto personale, come gli eventi del calendario.
Nessun’altra azienda ha la portata di Chrome – e Google sta usando quella portata per mettere l’IA a portata di tutti. Su Android, Google ha mostrato come la sua IA possa controllare il telefono stesso. In una demo, le capacità di Project Astra hanno permesso all’assistente di navigare tra le app e fare chiamate su un telefono Android tramite comandi vocali. È uno scorcio di un assistente IA “universale” che può operare su tutto il sistema operativo – qualcosa che Siri di Apple, sfortunatamente, fatica ancora a fare anche per compiti di base.
Fondamentale è il fatto che Google sta collegando i suoi servizi tra loro con l’IA. Gmail e Calendar non sono più app isolate in questa visione – sono fonti di dati per rendere l’IA più utile. La nuova IA di Google può estrarre il contesto personale da Gmail (se acconsenti) per personalizzare i risultati di ricerca e le risposte. Può analizzare le tue email per piani di viaggio o preferenze e usarli per affinare le informazioni che ti fornisce. Può integrarsi con Google Maps quando chiedi “cosa fare questo weekend”, oppure impostare promemoria e programmare appuntamenti tramite conversazione naturale.
In pratica, Google sta trasformando l’intera suite di prodotti in un unico super‑assistente coeso. Questo è il tipo di integrazione profonda che solo l’ampiezza di Google consente – Apple, con il suo famoso ecosistema chiuso, ha mantenuto servizi come Siri, Mail, Maps, ecc. più segregati (e poco sviluppati nell’IA), mentre OpenAI semplicemente non dispone di queste app consumer o di flussi di dati utente da sfruttare.
Rivali in ritardo: OpenAI manca di portata, Apple manca di visione
Google’s biggest advantage in the AI race isn’t just technical—it’s structural. Where OpenAI has breakthrough models and Apple has hardware polish, Google has both and a massive distribution engine. OpenAI may have ignited this era with ChatGPT, but it still has no platform. It relies on partnerships—Microsoft (MSFT ), API developers—to reach users, while Google can push Gemini directly into Search, Chrome, Android, Gmail, and more. That’s why Gemini now has 400 million monthly active users and ChatGPT, despite its early hype, is seeing slower relative growth. Google’s assistant lives inside products people already use; ChatGPT still requires you to go out of your way to use it.
Nel frattempo, Apple—un tempo sinonimo di esperienza utente senza soluzione di continuità—ha completamente perso il momento dell’IA. Siri, esperimento di un decennio, ora sembra un reperto accanto all’assistente vocale‑camera proattivo di Gemini. I rapporti suggeriscono che Apple stia cercando di recuperare, ma non ci sono segnali chiari che sia vicina a lanciare un modello IA competitivo. La sua filosofia “privacy‑first” e on‑device può guadagnare punti tra i fedeli, ma costa ad Apple anni di dati, addestramento e iterazione. E persino il suo impressionante silicio—Neural Engine, chip della serie M—non può compensare il fatto che Apple non possieda ancora un modello di classe GPT.
Mentre OpenAI manca della potenza per fornire IA su scala di piattaforma, Apple manca dell’IA per eguagliare le ambizioni di piattaforma. Google ha entrambi. Sta inserendo l’IA in ogni livello dell’esperienza utente—trasformando il suo ecosistema in un terreno di gioco per funzionalità potenti e assistive. Gli sviluppatori hanno già le API di Gemini. I consumatori stanno ottenendo IA generativa in Gmail, Search, Docs e persino negli occhiali XR Android. Il “livello assistente” di Google non è un concetto—è già in distribuzione, integrato e in crescita. Se le tendenze attuali continuano, anche gli utenti iPhone potrebbero finire per preferire l’IA di Google rispetto alle opzioni native di Apple. Non è solo una vittoria. È scaccomatto.
Possedere il livello assistente
Google’s I/O 2025 made one thing clear: it wants to own the assistant layer—that intelligent bridge between you and everything digital. Whether you’re using a phone, browser, email, or glasses, Google’s AI is positioning itself as the default help system across platforms. Gemini isn’t just another chatbot—it’s being wired into Search, Android, Chrome, Workspace, and even upcoming XR hardware. No other company has that kind of reach, and Google is exploiting it with precision.
OpenAI can’t match the scale. Apple can’t match the capability. Even Meta’s efforts feel scattered by comparison. Google’s approach is unified, aggressive, and already monetizing. Its $249/month Ultra plan, 150 million+ paid subscribers, and 400 million Gemini users are proof that Google is embedding its AI into everyday workflows.
In sintesi: Google non sta più reagendo alla corsa dell’IA—sta dettando le regole. Ha i modelli, le piattaforme e la base utenti. E se l’attuale slancio continuerà, Gemini non sarà solo l’assistente di Google—sarà di tutti.












