Angolo di Anderson
La Definizione Elusiva di ‘Deepfake’

Uno studio nuovo e convincente della Germania critica la definizione del termine ‘deepfake’ nell’Atto AI dell’UE come eccessivamente vaga, in particolare nel contesto della manipolazione di immagini digitali. Gli autori sostengono che l’accento dell’Atto sul contenuto che assomiglia a persone o eventi reali – eppure potenzialmente appare falso – manca di chiarezza.
Essi sottolineano inoltre che le eccezioni dell’Atto per la ‘modifica standard’ (ad esempio, presunte modifiche minori aiutate dall’AI alle immagini) non tengono conto sia dell’influenza pervasiva dell’AI nelle applicazioni consumer che della natura soggettiva delle convenzioni artistiche che precedono l’avvento dell’AI.
La legislazione imprecisa su queste questioni dà origine a due rischi chiave: un ‘effetto di raffreddamento’, in cui la legge a portata di interpretazione ampia soffoca l’innovazione e l’adozione di nuovi sistemi; e un ‘effetto di disprezzo’, in cui la legge è disprezzata come eccessiva o irrilevante.
In entrambi i casi, le leggi vaghe trasferiscono efficacemente la responsabilità di stabilire definizioni legali pratiche sui futuri verdetti della corte – un approccio cauto e avverso al rischio alla legislazione.
Le tecnologie di manipolazione di immagini basate sull’AI rimangono notevolmente più avanti della capacità della legislazione di affrontarle, sembra. Ad esempio, un esempio notevole dell’aumento dell’elasticità del concetto di post-elaborazione ‘automatica’ guidata dall’AI, il paper osserva, è la funzione ‘Scene Optimizer’ nelle fotocamere Samsung recenti, che può sostituire le immagini dell’utente scattate della luna (un soggetto difficile) con un’immagine ‘raffinata’ guidata dall’AI:

In alto a sinistra, un esempio dal nuovo paper di un’immagine reale scattata dall’utente della luna, a sinistra di una versione migliorata Samsung creata automaticamente con Scene Optimizer; A destra, l’illustrazione ufficiale di Samsung del processo dietro questo; in basso a sinistra, esempi dall’utente di Reddit u/ibreakphotos, che mostrano (a sinistra) un’immagine intenzionalmente sfocata della luna e (a destra), la rielaborazione di Samsung di questa immagine – anche se la foto originale era un’immagine di un monitor, e non la luna vera. Fonti (in senso orario dall’alto a sinistra): https://arxiv.org/pdf/2412.09961; https://www.samsung.com/uk/support/mobile-devices/how-galaxy-cameras-combine-super-resolution-technologies-with-ai-to-produce-high-quality-images-of-the-moon/; https://reddit.com/r/Android/comments/11nzrb0/samsung_space_zoom_moon_shots_are_fake_and_here/
Nella parte inferiore sinistra dell’immagine sopra, vediamo due immagini della luna. Quella a sinistra è una foto scattata da un utente di Reddit. Qui, l’immagine è stata intenzionalmente sfocata e ridimensionata dall’utente.
A destra vediamo una foto della stessa immagine degradata scattata con una fotocamera Samsung con post-elaborazione guidata dall’AI abilitata. La fotocamera ha automaticamente ‘migliorato’ l’oggetto ‘luna’ riconosciuto, anche se non era la luna vera.
Il paper critica più profondamente la funzione Best Take incorporata negli smartphone recenti di Google – una funzione AI controversa che modifica insieme le ‘migliori’ parti di una foto di gruppo, scansionando più secondi di una sequenza di fotografia in modo che i sorrisi vengano spostati in avanti o indietro nel tempo come necessario – e nessuno è mostrato a metà di un battito di ciglia.
Il paper sostiene che questo tipo di processo composito ha il potenziale di rappresentare male gli eventi:
‘[In] un tipico ambiente di foto di gruppo, uno spettatore medio probabilmente considererebbe ancora la foto risultante come autentica. Il sorriso che è stato inserito esisteva entro pochi secondi dalla foto rimanente scattata.
‘D’altra parte, il tempo di 10 secondi della funzione best take è sufficiente per un cambiamento di umore. Una persona potrebbe aver smesso di sorridere mentre il resto del gruppo ride di una battuta a sue spese.
‘Di conseguenza, noi assumiamo che una tale foto di gruppo possa ben costituire un deep fake.’
Il nuovo paper è intitolato Che cosa costituisce un Deep Fake? La linea sfumata tra elaborazione legittima e manipolazione sotto l’Atto AI dell’UE, e proviene da due ricercatori del Computational Law Lab dell’Università di Tübingen e dell’Università di Saarland.
Vecchi Trucchi
La manipolazione del tempo nella fotografia è molto più antica dell’AI a livello consumer. Gli autori del nuovo paper notano l’esistenza di tecniche molto più antiche che possono essere considerate ‘non autentiche’, come la concatenazione di più immagini sequenziali in una foto ad alta gamma dinamica (HDR) o una ‘foto cucita’ panoramica.
Infatti, alcune delle più antiche e più divertenti foto false sono state tradizionalmente create da bambini che correvano da un’estremità all’altra di un gruppo scolastico, davanti alla traiettoria delle speciali fotocamere panoramiche che erano una volta utilizzate per la fotografia scolastica e sportiva – consentendo allo studente di apparire due volte nella stessa immagine:

La tentazione di ingannare le fotocamere panoramiche durante le foto di gruppo era troppo grande per molti studenti, che erano disposti a rischiare una cattiva seduta nell’ufficio del preside per ‘clonarsi’ nelle foto scolastiche. Fonte: https://petapixel.com/2012/12/13/double-exposure-a-clever-photo-prank-from-half-a-century-ago/
A meno che non si scatti una foto in modalità RAW, che di fatto scarica il sensore dell’obiettivo della fotocamera in un file molto grande senza alcun tipo di interpretazione, è probabile che le vostre foto digitali non siano completamente autentiche. I sistemi di fotocamera applicano regolarmente algoritmi di ‘miglioramento’ come la nitidezza dell’immagine e il bilanciamento del bianco, per default – e lo hanno fatto fin dalle origini della fotografia digitale a livello consumer.
Gli autori del nuovo paper sostengono che anche questi vecchi tipi di aumento di foto digitali non rappresentano la ‘realtà’, poiché tali metodi sono progettati per rendere le foto più piacevoli, non più ‘reali’.
Lo studio suggerisce che l’Atto AI dell’UE, anche con successive modifiche come recitals 123–27, colloca tutta la produzione fotografica all’interno di un quadro evidenziario non adatto al contesto in cui le foto vengono prodotte oggi, rispetto alla (nominale) natura oggettiva delle riprese delle telecamere di sicurezza o della fotografia forense. La maggior parte delle immagini affrontate dall’Atto AI è più probabile che provenga da contesti in cui i produttori e le piattaforme online attivamente promuovono l’interpretazione creativa delle foto, inclusa l’uso dell’AI.
I ricercatori suggeriscono che le foto ‘non sono mai state una rappresentazione oggettiva della realtà’. Considerazioni come la posizione della fotocamera, la profondità di campo scelta e le scelte di illuminazione contribuiscono a rendere una fotografia profondamente soggettiva.
Il paper osserva che i compiti di ‘pulizia’ di routine – come rimuovere la polvere del sensore o le linee elettriche indesiderate da una scena altrimenti ben composta – erano solo semi-automatizzati prima della nascita dell’AI: gli utenti dovevano selezionare manualmente un’area o avviare un processo per ottenere il risultato desiderato.
Oggi, queste operazioni sono spesso attivate da prompt di testo dell’utente, più notevolmente in strumenti come Photoshop. A livello consumer, tali funzionalità sono sempre più automatizzate senza input dell’utente – un risultato che sembra essere considerato dai produttori e dalle piattaforme come ‘ovviamente desiderabile’.
Il Significato Diluito di ‘Deepfake’
Una sfida centrale per la legislazione intorno all’immaginario alterato e generato dall’AI è l’ambiguità del termine ‘deepfake’, che ha avuto il suo significato notevolmente esteso negli ultimi due anni.
Originariamente i termini si applicavano solo alla produzione video di sistemi basati su autoencoder come DeepFaceLab e FaceSwap, entrambi derivati da codice anonimo pubblicato su Reddit alla fine del 2017.
Dal 2022, l’arrivo di Modelli di Diffusione Latente (LDM) come Stable Diffusion e Flux, nonché sistemi di testo-video come Sora, avrebbe anche consentito lo scambio di identità e la personalizzazione, a risoluzione migliorata, versatilità e fedeltà. Ora era possibile creare modelli di diffusione che potevano rappresentare celebrità e politici. Dal momento che il termine ‘deepfake’ era già un tesoro di titoli per i produttori di media, è stato esteso per coprire questi sistemi.
Successivamente, sia nei media che nella letteratura di ricerca, il termine è stato esteso anche per includere l’impersonificazione basata sul testo. A questo punto, il significato originale di ‘deepfake’ era stato perso, mentre il suo significato esteso era costantemente in evoluzione e sempre più diluito.
Ma poiché la parola era così incendiaria e galvanizzante, e ormai era un potente punto di riferimento politico e mediatico, si è rivelato impossibile abbandonarla. Ha attirato lettori sui siti web, finanziamenti per i ricercatori e attenzione per i politici. Questa ambiguità lessicale è il principale focus della nuova ricerca.
Come osservano gli autori, l’articolo 3(60) dell’Atto AI dell’UE delinea quattro condizioni che definiscono un ‘deepfake’.
1: Luna Vera
Innanzitutto, il contenuto deve essere generato o manipolato, cioè creato da zero utilizzando l’AI (generazione) o alterato da dati esistenti (manipolazione). Il paper sottolinea la difficoltà di distinguere tra risultati di editing ‘accettabili’ e deepfake manipolativi, considerando che le foto digitali non sono, in ogni caso, rappresentazioni vere della realtà.
Il paper sostiene che una luna generata da Samsung è argomentabilmente autentica, poiché la luna è improbabile che cambi aspetto, e poiché il contenuto generato dall’AI, addestrato su immagini lunari reali, è quindi probabile che sia accurato.
Tuttavia, gli autori affermano anche che poiché il sistema Samsung è stato mostrato per generare un’immagine ‘migliorata’ della luna in un caso in cui l’immagine originale non era la luna stessa, ciò sarebbe considerato un ‘deepfake’.
Sarebbe impraticabile stilare un elenco completo di casi d’uso diversi intorno a questo tipo di funzionalità ad hoc. Pertanto, il carico della definizione sembra passare, ancora una volta, ai tribunali.
2: TextFakes
In secondo luogo, il contenuto deve essere in forma di immagine, audio o video. Il contenuto del testo, sebbene soggetto ad altre obbligazioni di trasparenza, non è considerato un deepfake ai sensi dell’Atto AI. Ciò non è trattato in dettaglio nel nuovo studio, sebbene possa avere un impatto notevole sull’efficacia dei deepfake visivi (vedi sotto).
3: Problemi del Mondo Reale
In terzo luogo, il contenuto deve assomigliare a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti. Questa condizione stabilisce una connessione con il mondo reale, significando che immagini completamente fabbricate, anche se fotorealistiche, non qualificherebbero come deepfake. Il recital 134 dell’Atto AI dell’UE sottolinea l’aspetto della ‘somiglianza’ aggiungendo la parola ‘apprezzabilmente’ (un’apparente deferenza ai successivi giudizi legali).
Gli autori, citando lavori precedenti, considerano se un viso generato dall’AI debba appartenere a una persona reale o se debba solo essere sufficientemente simile a una persona reale per soddisfare questa definizione.
Ad esempio, come si può determinare se una sequenza di immagini fotorealistiche che rappresentano il politico Donald Trump ha l’intento di impersonificazione, se le immagini (o i testi allegati) non menzionano specificamente lui? Riconoscimento facciale? Indagini sugli utenti? Una definizione di ‘senso comune’ di un giudice?
Ritornando alla questione dei ‘TextFakes’ (vedi sopra), le parole costituiscono spesso una parte significativa dell’atto di un deepfake visivo. Ad esempio, è possibile prendere un’immagine (non alterata) di ‘persona a’ e dire, in una didascalia o in un post sui social media, che l’immagine è di ‘persona b’ (supponendo che le due persone abbiano una somiglianza).
In tal caso, nessun AI è necessario, e il risultato può essere sorprendentemente efficace – ma costituisce anche questo un ‘deepfake’?
4: Ritocca, Rimodella
Infine, il contenuto deve apparire autentico o veritiero a una persona. Questa condizione enfatizza la percezione degli spettatori umani. Il contenuto che è riconosciuto come rappresentante una persona o un oggetto reale solo da un algoritmo non sarebbe considerato un deepfake.
Di tutte le condizioni in 3(60), questa è la più ovvia che si deferenza al giudizio successivo di un tribunale, poiché non consente alcuna interpretazione tramite mezzi tecnici o meccanizzati.
Ci sono chiaramente alcune difficoltà intrinseche nel raggiungere un consenso su una tale stipulazione soggettiva. Gli autori osservano, ad esempio, che diverse persone, e diversi tipi di persone (come bambini e adulti), possono essere variamente disposti a credere in un particolare deepfake.
Gli autori notano inoltre che le avanzate capacità dell’AI di strumenti come Photoshop sfidano le definizioni tradizionali di ‘deepfake’. Mentre questi sistemi possono includere salvaguardie di base contro contenuti controversi o proibiti, espandono notevolmente il concetto di ‘ritocco’. Gli utenti possono ora aggiungere o rimuovere oggetti in modo convincente e fotorealistico, raggiungendo un livello di autenticità professionale che ridefinisce i confini della manipolazione delle immagini.
Gli autori affermano:
‘Sosteniamo che la definizione attuale di deep fake nell’Atto AI e le corrispondenti obbligazioni non sono sufficientemente specificate per affrontare le sfide poste dai deep fake. Analizzando il ciclo di vita di una foto digitale dalla fotocamera al sensore alle funzionalità di editing digitale, scopriamo che:’
‘(1.) I deep fake sono mal definiti nell’Atto AI dell’UE. La definizione lascia troppo spazio per ciò che è un deep fake.’
‘(2.) Non è chiaro come le funzionalità di editing come la funzione “best take” di Google possano essere considerate un’eccezione alle obbligazioni di trasparenza. ‘
‘(3.) L’eccezione per le immagini sostanzialmente modificate solleva domande su cosa costituisca una modifica sostanziale del contenuto e se tale modifica debba essere percepibile da una persona naturale.’
Eccezioni
L’Atto AI dell’UE contiene eccezioni che, secondo gli autori, possono essere molto permissive. L’articolo 50(2), affermano, offre un’eccezione nei casi in cui la maggior parte di un’immagine originale non è alterata. Gli autori notano:
‘Cosa può essere considerato contenuto nel senso dell’articolo 50(2) nei casi di audio digitale, immagini e video? Ad esempio, nel caso delle immagini, dobbiamo considerare lo spazio dei pixel o lo spazio visibile percepibile dagli esseri umani? Le manipolazioni sostanziali nello spazio dei pixel potrebbero non cambiare la percezione umana, e d’altra parte, piccole perturbazioni nello spazio dei pixel possono cambiare drasticamente la percezione.’
I ricercatori forniscono l’esempio di aggiungere una pistola alla foto di una persona che sta puntando verso qualcuno. Aggiungendo la pistola, si sta cambiando al massimo il 5% dell’immagine; tuttavia, il significato semantico della parte cambiata è notevole. Pertanto, sembra che questa eccezione non tenga conto di alcuna comprensione ‘di buon senso’ dell’effetto che un dettaglio piccolo può avere sul significato complessivo di un’immagine.
La sezione 50(2) consente inoltre eccezioni per una ‘funzione di assistenza per la modifica standard’. Poiché l’Atto non definisce cosa significhi ‘modifica standard’, anche funzionalità di post-elaborazione estreme come la funzione Best Take di Google sembrerebbero essere protette da questa eccezione, osservano gli autori.
Conclusione
L’intento dichiarato del nuovo lavoro è quello di incoraggiare lo studio interdisciplinare sulla regolamentazione dei deepfake e di agire come punto di partenza per nuovi dialoghi tra scienziati informatici e studiosi di diritto.
Tuttavia, il paper stesso soccombe alla tautologia in diversi punti: utilizza frequentemente il termine ‘deepfake’ come se il suo significato fosse ovvio, mentre critica l’Atto AI dell’UE per non aver definito cosa costituisca effettivamente un deepfake.
Pubblicato per la prima volta lunedì, 16 dicembre 2024












