Angolo di Anderson
Dove eri quando la realtà è morta?

Ieri sera, come spesso accade, mia moglie è venuta a mostrarmi vari video e immagini che l’hanno divertita sui social dopo il lavoro. Le sue raccolte sono notevolmente orientate verso contenuti ‘carini’ costellati di animali affettuosi e personaggi di peluche.
Poco dopo, mi ha mostrato qualcosa che aveva salvato ma non aveva ancora avuto tempo di vedere – un video ‘animali carini’ che ritrae l’interazione tra una koala femmina, i suoi due neonati addormentati e un gatto curioso.
Fin da subito, mi sono chiesto come un giovane gatto domestico potesse accedere allo stesso spazio di questi animali selvatici, anche ipotizzando un contesto da ‘zoo’. Tuttavia ho scacciato il pensiero come una fastidiosa zanzara, perché è già coperto dal concetto ‘la vita è strana’.
Il video mostrava inquadratura statica e piuttosto ravvicinata della koala madre e dei suoi due piccoli addormentati, sistemati su un tessuto, con la madre appoggiata a una parete anonima.
Un giovane gatto tigrato, prudente, è entrato in scena, spinto dalla curiosità oltre la sua apprensione, e si è avvicinato ai cuccioli addormentati – tenendo costantemente d’occhio la madre, che potrebbe guardare con sfavore tale intervento.
Dopo circa un minuto di questo stallo speculativo, la koala madre si è allungata e ha afferrato il giovane gatto, tenendolo per qualche istante, in modo del tutto coerente con i pesi e le fisiognomie relative dei due animali; poi ha sistemato l’intruso accanto ai suoi piccoli, come un ‘ospite accettabile’.*
Un Nuovo Gatto per un Nuovo Problema
A quel punto, quasi nello stesso istante, io e mia moglie abbiamo dichiarato che questo video fosse probabilmente generato dall’IA, e abbiamo espresso quello che posso descrivere solo come una sensazione di ‘delusione sospesa’; per noi, era letteralmente una nuova tipologia di gatto di Schrödinger – finalmente fuori dalla scatola, ma non necessariamente viva.
Non ho più cercato il video, per verificare se chi lo ha pubblicato abbia ammesso la sua inautenticità; o se sia stato pubblicato prima del presente, prima che tale contenuto potesse essere prodotto a buon mercato su una moltitudine di siti e portali; oppure per osservare i commentatori del video accusare il materiale di essere generato dall’IA, anche se non ne sono certi.
Che il video fosse falso o reale è irrilevante; ciò che mi ha colpito è stato il raggiungimento di un’epifania tanto attesa – che, nonostante io abbia fornito una copertura approfondita e intensiva** dei sistemi di immagini e video generati dall’IA (oltre a discutere e creato sistemi di rilevamento deepfake) da sette anni, persino io non riesco più a fidarmi di ciò che vedo.
Il più grande collo di bottiglia residuo per la sintesi video IA – incoerenza – non è un ostacolo alla creazione del tipo di contenuto short-form più propenso a diventare virale. L’IA può riempire perfettamente e precisamente i nostri ridotti tempi di attenzione, e per ora basta; ma ovviamente queste limitazioni, per quanto siano sfidanti, saranno alla fine superate.
Quindi, questo pensiero tardivo (e forse anche errato) sul video della koala si inserisce in una vita di momenti ‘dove ero’: Mamma è su per la scala, dipinge il soffitto, e la radio annuncia la morte di Elvis; il distruttore stellare ruggisce sopra di noi nella vigilia di Natale 1977 durante la prima pubblica a Leicester Square di Star Wars; il T‑Rex scappa dal suo recinto, di nuovo a Leicester Square, nel luglio 1993; Mara dice (in italiano) ‘Entrate in cucina, ragazzi – sta succedendo qualcosa a New York’; Guardo il gatto nel video della koala e realizzo che questo è l’anno, e – per me – il momento in cui la realtà è morta.
(Hey, anche io ero fuori dal mondo quando Kennedy fu colpito.)
La risposta ‘Nemico alle porte’
Alla fine del 2025, secondo un ricercatore, la nostra capacità di riconoscere immagini generate dall’IA non è molto superiore al caso, al 54%. Prova il test tu stesso – non ho ottenuto buoni risultati, e la qualità della genAI è migliorata notevolmente negli otto o nove mesi intervenuti:
Clicca per riprodurre – Nonostante anni di studio, quando classifichiamo le immagini come generate dall’IA o reali, ottengo quasi la media esatta trovata nei test condotti per lo studio citato. Fonte
The Washington Post ha realizzato una delle prime previsioni di un potenziale mondo post-realtà, nel febbraio 2018, solo pochi mesi dopo che i deepfake basati su autoencoder averono stupito il mondo. L’articolo si evolve rapidamente in un grido d’allarme per la regolamentazione, che poi si è concretizzato nella forma di legislazione contro deepfake sessuali; la nuova legge dell’UE riguardo alla divulgazione di materiale generato dall’IA; e il sistema di autenticazione della Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA).
Quest’ultimo tenta di agganciare informazioni qualificanti alle immagini lungo tutto il loro ciclo di vita, dai dati del sensore della fotocamera fino alla pubblicazione e archiviazione, registrando qualsiasi modifica effettuata durante il percorso, e modificando il suo manifesto di conseguenza.
Naturalmente, questo approccio dalla culla alla tomba ignora in gran parte il corpus esistente di immagini in circolazione, e ha valore per il consumatore solo in un numero molto limitato di luoghi in cui è stato adottato.
Quante dita sto alzando?
Il punto è che l’appetito per la regolamentazione dei contenuti generati dall’IA, cresciuto enormemente da quegli editoriali impulsivi del 2018, è, ironicamente, una chiamata all’automazione o delega del giudizio umano.
O non vogliamo svolgere quel lavoro e desideriamo che governi e istituzioni lo facciano per noi; oppure non riteniamo che certe altre persone – o tipi di persone – debbano essere lasciate a prendere questi giudizi (una posizione che non è un merito per chi la sostiene).
Non l’avevo già detto, forse un po’ con rassegnazione, che non avrei indagato sulla provenienza del video koala/gatto? Non sapendo se quel video fosse falso e rifiutandomi di raccogliere sufficienti informazioni per formulare almeno un’ipotesi più informata, mi trovo nello stesso stato di credenza elastica che George Orwell descrive in 1984, dove il protagonista è torturato da uno stato di polizia finché non diventa psicologicamente capace di sostenere due credenze conflittuali:

Dall’adattamento del 1984 di Michael Radford del classico romanzo distopico di Orwell, un tormentato Winston Smith (John Hurt) inizia almeno a concedere che quattro dita potrebbero in realtà equivalere a tre dita, e che i suoi occhi non sono necessariamente affidabili. Fotogramma da 1984 (1984), © Metro-Goldwyn-Mayer Studios Inc. / Amazon MGM Studios.
Nel romanzo di Orwell, il personaggio antagonista O’Brien (interpretato da Richard Burton nell’adattamento del 1984 mostrato sopra) dichiara esplicitamente alle sue vittime che il suo scopo nell’uso della tortura è rendere le loro credenze duttili, così che possano – come conviene allo stato totalitario descritto in quell’opera – sostenere simultaneamente due credenze – ad esempio che quattro dita alzate possano anche essere tre dita, se lo Stato lo richiede.
Questa ‘elasticità della credenza’ è naturalmente apprezzata tra gli influencer di ogni tipo, poiché di solito si è già indurita quando gli elettori – o i consumatori – sono maturati diventando bersagli desiderabili per l’influenza.
Poiché, per me, il video koala/gatto è sia ‘IA’ e ‘non IA’, ho compiuto i primi passi verso l’abituarmi a una credenza duale; e sono suscettibile a chi offre di fermare quella percezione binaria lampeggiante, e di dirmi cosa è reale.
Quindi, mi viene in mente che questa epifania particolare non è da celebrare, ma piuttosto da respingere. Quella concessione interiore all‘‘irrealtà’’ che mi è arrivata sotto forma di un video ‘animali carini’, e che potrebbe arrivare a te – o arriverà ancora a te – in un’altra forma, è probabilmente un pericolo per la propria capacità di giudicare e valutare il mondo.
In una nota più leggera
In una nota più leggera, il filosofo Joshua Habgood-Coote ha assunto una posizione più ottimistica nel 2024, scontando l‘‘apocalisse epistemica’’ come allarmismo riguardo alla perdita di sistemi che, in ogni caso, erano fragili, e – nel caso della fotografia – piuttosto recenti.
Ma sostiene anche, in un’uscita più recente, che i meme ‘fake news’ e ‘post-verità’ sono stati usati come arma per fini politici, il che, almeno nel primo caso, è difficile da negare (anche se rappresenta opportunismo politico, piuttosto che una cospirazione).
* E ti chiedi davvero se questo esempio conveniente sia reale, o se l’ho evocato – con o senza IA – come dispositivo discorsivo? È reale, dico; se il fatto che io non sia una nuova voce su questi temi ha qualche peso, forse mi credi. O ho cambiato di recente..?
** Questo include citazioni in diverse voci della letteratura, incluso The Cambridge Handbook of Generative AI and the Law (per Weights in Machine Learning).
Pubblicato per la prima volta venerdì 4 settembre 2026. Modificato pochi minuti dopo la prima pubblicazione per errori riguardanti i koala; e un po’ più tardi lo stesso giorno, per aggiungere tag mancanti.












