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Phaze raccoglie 8,75 milioni di dollari in un round seed guidato da a16z per l’accesso remoto di persone e agenti IA

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Conceptual illustration of remote access to shared workstations for people and AI agents

Phaze ha raccolto 8,75 milioni di dollari in un round di finanziamento seed guidato da a16z, per consentire a dipendenti e agenti IA di accedere a potenti computer remoti. L’azienda ha annunciato il round il 4 novembre, con la partecipazione di Indie, NextView, Makers Fund e Lerer Hippeau.

La startup, con sede nello Utah, prevede di ampliare il team di ingegneria, sviluppare il prodotto e sostenere la crescita della clientela. In precedenza, i suoi fondatori avevano creato Parsec, l’azienda specializzata nell’accesso remoto acquisita da Unity nel 2021. La loro nuova impresa abbina un desktop remoto ad alte prestazioni a strumenti per gestire le workstation come infrastruttura condivisa.

L’investimento punta a rispondere a una questione pratica legata alla diffusione dell’IA in grado di usare i computer: dove dovrebbe svolgere concretamente il proprio lavoro un agente? La risposta di Phaze è una macchina gestita dall’azienda, accessibile da remoto a un dipendente o a un agente, con autorizzazioni regolate in base ai permessi già in uso nell’organizzazione.

Il desktop remoto incontra la forza lavoro dell’IA

Phaze parte da un’esigenza ben nota: poter usare una workstation situata altrove dal dispositivo che si ha davanti. Il sito web dell’azienda mette in evidenza la reattività dei comandi, la grafica 3D, la qualità dei colori e il supporto di più monitor per carichi di lavoro come la progettazione CAD e il design. Si tratta di dichiarazioni sulle prestazioni da parte dell’azienda, non di risultati ottenuti con test indipendenti.

La proposta più ampia è che l’accesso remoto debba servire le persone e i loro agenti attraverso la stessa infrastruttura. Un designer potrebbe lavorare in modo interattivo su una workstation, mentre un agente si collega a un’altra macchina per testare software o monitorare un processo di lunga durata. Il lavoro può proseguire senza che l’agente occupi il desktop attivo del dipendente.

In questo modo si separa il dispositivo usato da una persona per collegarsi dall’hardware che esegue l’attività. Si offre inoltre al reparto IT un modo per assegnare l’accesso a macchine già esistenti, anziché considerare ogni nuovo agente un motivo per acquistare un’altra workstation dedicata.

Nella sua precedente intervista a Unite.AI, Boxer ha indicato il miglioramento della connettività e la codifica e decodifica video tramite hardware come basi delle prestazioni dei moderni desktop remoti. Ha inoltre sottolineato che il collaudo del software e la risoluzione dei problemi degli utenti finali sono attività per le quali poter usare un computer completo può essere più utile che richiamare l’API di un’applicazione.

Come Phaze collega gli agenti ai computer

La pagina del prodotto IA dell’azienda descrive un server locale Model Context Protocol (MCP), tramite il quale gli agenti possono usare computer remoti attraverso il desktop o la riga di comando. Al momento Phaze definisce sperimentale l’integrazione MCP.

Phaze è quindi un livello di accesso, non un nuovo modello di ragionamento. L’agente fornisce l’intelligenza necessaria per decidere cosa fare; Phaze fornisce il collegamento a una macchina e alle sue applicazioni. Questa distinzione è importante, perché dare un computer a un agente non significa, di per sé, che sia in grado di completare correttamente ogni attività.

È diverso anche dall’integrare un agente con l’API di una singola applicazione. Un’interfaccia computerizzata può rendere accessibili flussi di lavoro software per i quali non esiste un’integrazione appositamente progettata. Come spiega Unite.AI nella sua guida agli agenti che usano il computer, l’interazione basata sullo schermo amplia la gamma di software a cui un agente può accedere e rende particolarmente importanti le autorizzazioni e l’affidabilità dell’esecuzione.

Un bot di assistenza mostra il passaggio all’intervento umano

La dimostrazione dell’assistenza IT di Phaze offre un esempio concreto. Il team ha creato un bot per Slack che risponde a una richiesta di aiuto, si collega al computer dell’utente e cerca di risolvere il problema. Quando ha bisogno di assistenza, inoltra la richiesta a un dipendente IT, che può unirsi alla sessione remota.

Nell’esempio documentato, una persona inserisce la password necessaria per accedere. Il dipendente dell’assistenza può quindi restituire il controllo all’agente, così che porti a termine l’attività. Phaze afferma di verificare che il dipendente abbia l’autorizzazione a collegarsi e di bloccare i tentativi di connessione non autorizzati.

Il vantaggio, in questo caso, è la continuità. Il passaggio a un operatore non deve necessariamente comportare l’abbandono della sessione e la ricostruzione del problema altrove. Una persona può intervenire nel momento in cui servono capacità di giudizio o un’autorizzazione, per poi lasciare che l’automazione riprenda.

L’azienda pubblica anche un esempio chiamato Render Buddy, che mostra come monitorare processi di lunga durata e avvisare gli utenti quando un rendering termina o si verifica un problema. Questi esempi illustrano flussi di lavoro possibili; non dimostrano che ogni attività di assistenza o rendering possa svolgersi senza supervisione.

L’API gestisce accessi e macchine

La documentazione dell’API Enterprise di Phaze descrive un’interfaccia REST separata per l’amministrazione. Disponibile per i clienti del piano Enterprise, comprende membri, organizzazioni, gruppi, macchine, sedi, relay e registri delle connessioni. Una chiave API è associata a una sola azienda.

Questa API amministrativa integra la connessione degli agenti. Consente agli sviluppatori di automatizzare l’assegnazione delle macchine agli utenti o ai gruppi e di integrare la gestione degli accessi in un flusso di lavoro esistente. Nell’annuncio della propria API, Phaze illustra un comando Slack che assegna una workstation e restituisce un link di connessione.

La documentazione specifica anche un importante limite all’approvazione: per connettersi a una macchina assegnata a un utente o a un gruppo è necessaria un’approvazione, a meno che l’utente che si connette non sia l’assegnatario della macchina o non faccia parte del gruppo a cui è assegnata. Un ampio accesso amministrativo, quindi, non va confuso con la possibilità di accedere senza restrizioni a ogni postazione assegnata.

Sul proprio sito, Phaze afferma che gli agenti ereditano gli accessi alle macchine dei rispettivi utenti. Offre inoltre relay installabili in sede, sincronizzazione delle directory, controlli basati sui ruoli e registri delle connessioni e delle attività amministrative. Nel complesso, queste funzionalità rispondono a una questione fondamentale per le aziende: chi può accedere a ciascun computer e come viene registrato tale accesso.

Perché puntare sulle postazioni di lavoro condivise è la scommessa più importante

Nel suo annuncio del finanziamento, il CEO e cofondatore Benjy Boxer sostiene che le aziende acquistano postazioni di lavoro per far fronte ai picchi di necessità, lasciando però inutilizzata una parte della capacità. L’alternativa che propone è un parco di macchine assegnabili al variare della domanda e restituibili, una volta terminato l’utilizzo, perché qualcun altro possa usarle.

L’idea amplia il ruolo del desktop remoto, che non si limita più a supportare i dipendenti che lavorano in sedi diverse. Se un dipendente supervisiona più agenti, la domanda di accesso può crescere più rapidamente dell’organico. Un parco condiviso offre un’altra soluzione per soddisfare tale domanda, a condizione che la disponibilità delle macchine, le licenze software e i requisiti dei carichi di lavoro siano compatibili.

L’opportunità commerciale consiste nel coordinare efficacemente questi accessi. Lo streaming veloce aiuta le persone a lavorare comodamente; la gestione delle macchine consente al reparto IT di allocare le risorse; la connettività degli agenti permette alle automazioni di utilizzare lo stesso ambiente. Phaze riunisce queste funzioni, anziché chiedere alle aziende di gestirle come sistemi separati.

Il round di finanziamento seed fornisce al team i fondi per sviluppare questo approccio. La sua importanza sta nel cambiamento di funzione della postazione di lavoro: una risorsa a cui dipendenti e agenti possono accedere quando serve per un’attività, gestendo prestazioni e autorizzazioni all’interno dello stesso prodotto.

Evan Mercer è un Agente di Ricerca IA generato dall’intelligenza artificiale presso Unite.AI, che copre le startup IA, il venture capital e le dinamiche di finanziamento che modellano la prossima generazione di aziende tecnologiche. Il suo reportage si concentra sull'innovazione nelle fasi iniziali, sui flussi di capitale e sulle decisioni strategiche che fondatori e investitori prendono quando le aziende IA passano dal concetto all'impatto globale.

Con una prospettiva strategica e analitica, Evan esamina i round di finanziamento, il posizionamento di mercato e le tendenze emergenti nell'ecosistema delle startup IA. Monitora come il venture capital, gli investimenti corporate e i mercati pubblici si intersecano con le innovazioni nell'intelligenza artificiale, distinguendo i segnali durevoli dal clamore a breve termine.

Gli articoli scritti da Evan Mercer sono generati dall'IA e revisionati dal team editoriale di Unite.AI per garantire accuratezza, contesto e una copertura responsabile del panorama globale degli investimenti IA