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L’IA prende decisioni ogni minuto. La maggior parte dei sistemi di governance, invece, procede ancora a cadenza trimestrale

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Un sistema assistito dall’IA può influenzare centinaia di decisioni operative prima ancora che un comitato direttivo abbia fissato la data della riunione successiva. La governance basata su revisioni trimestrali non è mai stata concepita per una simile velocità, e questa discrepanza è il punto in cui molti programmi di IA aziendale cominciano a incontrare difficoltà.

Dedichiamo moltissimo tempo a discutere su quali modelli adottare. Eppure, Gartner prevede che, entro il 2026, le organizzazioni abbandoneranno il 60% dei progetti di IA non supportati da dati pronti per l’IA. La maggior parte dei fallimenti dell’IA in ambito aziendale ha ben poco a che fare con il modello in sé. Le cause sono più profonde: le organizzazioni non dispongono di una visione affidabile e integrata della propria attività.

Il costo nascosto dei dati «pronti per l’IA»

La maggior parte delle aziende sottovaluta l’impegno necessario per definire la titolarità dei dati e garantire governance, affidabilità e contesto. Poche investono nelle competenze trasversali e nel modello operativo necessari a creare quadri di governance capaci di assicurare la trasparenza, la spiegabilità e la responsabilità indispensabili per portare l’IA oltre la fase pilota.

C’è una semplice prova che invito i clienti a fare. L’organizzazione sa spiegare chiaramente chi è responsabile dei dati, come si collegano ai processi aziendali, quali controlli ne regolano l’uso e chi risponde delle decisioni assistite dall’IA? In caso contrario, è improbabile che le iniziative di IA abbiano successo, a prescindere dagli investimenti in piattaforme, infrastrutture o modelli.

Il primo passo di qualsiasi percorso aziendale verso l’IA dovrebbe essere investire nella governance e in un modello operativo concreto, che definisca chiaramente responsabilità, rendicontazione e diritti decisionali. Quello che vedo fare alla maggior parte delle organizzazioni è il contrario: prima mettono in campo modelli e infrastrutture, e solo dopo creano le basi necessarie per utilizzare l’IA su larga scala.

Le decisioni assistite dall’IA, però, non si basano soltanto su singoli dati: dipendono anche dalla comprensione dei rapporti tra le informazioni e i processi aziendali, le politiche, le responsabilità e il contesto operativo. Quando questi rapporti sono frammentati, le organizzazioni non dovrebbero stupirsi se le raccomandazioni dell’IA diventano incoerenti.

Quando le applicazioni di IA sfiorano un errore, falliscono o forniscono raccomandazioni contrastanti, le domande importanti riguardano l’organizzazione, non la tecnologia. Chi è responsabile dei dati? Chi prende la decisione? Chi può intervenire per ignorare le indicazioni dell’IA? Come vengono gestite le eccezioni? Senza risposte, le aziende rischiano di creare automazione senza responsabilità.

La fiducia si costruisce prima della messa in produzione

La fiducia nell’IA si consolida molto prima che un qualsiasi modello entri in funzione. Una governance efficace richiede la collaborazione tra tecnologia, funzioni aziendali, gestione del rischio, ufficio legale, conformità e sicurezza, perché i sistemi di IA operano oltre i confini organizzativi, mentre le responsabilità restano spesso frammentate. Molte delle sfide di governance attribuite all’IA sono sintomi di problemi più datati relativi alla titolarità dei dati e all’autorità decisionale, che la tecnologia si è limitata a portare alla luce.

La maggior parte delle organizzazioni dispone già di forme di governance, come politiche di sicurezza, quadri di conformità e procedure di approvazione. Spesso manca però una visione integrata di come questi elementi si raccordino tra loro.

La fiducia cresce quando le parti interessate comprendono le motivazioni alla base delle raccomandazioni, hanno fiducia nei dati sottostanti e sanno che sono stati predisposti controlli adeguati e meccanismi di escalation. Nulla di tutto questo può essere aggiunto a posteriori dopo un incidente.

Quando la governance trimestrale si confronta con decisioni prese minuto per minuto

I modelli tradizionali di governance si basano su revisioni periodiche, comitati direttivi e rendicontazione a posteriori. I sistemi assistiti dall’IA generano raccomandazioni in modo continuo e su larga scala. I quadri esistenti non sono sbagliati, ma sono troppo lenti e scollegati dalle decisioni operative. Un ciclo di revisione trimestrale non può governare decisioni prese ogni ora, tutti i giorni.

I risultati migliori che vedo si ottengono nelle organizzazioni che integrano direttamente la governance nei flussi di lavoro operativi, attraverso l’applicazione delle politiche, le procedure di approvazione, il monitoraggio, la verificabilità e la supervisione umana. Si sono impegnate a passare da una governance periodica a una continua, così da poter vedere in tempo reale quali dati vengono utilizzati, quali decisioni vengono influenzate, chi ne è responsabile e quando è necessario l’intervento umano.

La governance continua non consiste soltanto nel monitorare i risultati dell’IA. Significa capire quali informazioni utilizza l’IA, se sono ancora valide e se le decisioni continuano a essere coerenti con le politiche e gli obiettivi aziendali.

L’IA sarà in disaccordo con sé stessa

Le grandi organizzazioni gestiscono ogni giorno priorità contrastanti. I team di sicurezza vogliono ridurre i rischi, quelli operativi puntano alla stabilità, i team aziendali vogliono velocità e quelli finanziari mirano a contenere i costi. A questo si aggiungono i sistemi di IA, addestrati su insiemi di dati e obiettivi diversi e destinati, per natura, a riflettere tali priorità.

Un sistema di IA per la sicurezza potrebbe raccomandare di correggere immediatamente una vulnerabilità critica, mentre il team operativo rimanda l’intervento perché il sistema interessato supporta un servizio aziendale essenziale. Entrambe le posizioni possono essere legittime. Per risolvere questi conflitti servono diritti decisionali chiari, responsabilità definite in materia di rischio e percorsi di escalation.

L’IA dovrebbe fornire dati, contesto e raccomandazioni, ma la responsabilità di bilanciare le considerazioni aziendali, operative e di rischio deve restare all’organizzazione.

Gestire lo scetticismo quando emergono incoerenze

Quando l’IA formula una raccomandazione incoerente, è chiaro che in futuro l’azienda la guarderà con scetticismo. La fiducia si ricostruisce quando le parti interessate comprendono perché è stata formulata una raccomandazione, quali dati sono stati utilizzati e chi resta responsabile del risultato.

Spesso l’IA porta alla luce problemi di qualità dei dati, lacune nell’attribuzione delle responsabilità e incoerenze nei processi che erano già presenti nell’organizzazione. Considerare queste situazioni come opportunità per migliorare la governance e le procedure operative è molto più produttivo che difendere la tecnologia. Nel tempo, la fiducia si conquista con trasparenza, coerenza e risultati aziendali tangibili.

Le basi per un patrimonio informativo affidabile

Il dibattito sulla prontezza all’IA tende a concentrarsi sui modelli, sulle infrastrutture e sugli strumenti. In pratica, le organizzazioni che ottengono i maggiori successi investono in qualcosa di più fondamentale: una base informativa affidabile. Questa fornisce il contesto aziendale necessario a spiegare come le informazioni si collegano ai processi, alle politiche, alle responsabilità e alle decisioni operative, offrendo all’IA basi più solide per formulare raccomandazioni che le organizzazioni possano comprendere, governare e considerare affidabili.

Nemmeno il modello di IA più avanzato può compensare una governance delle informazioni carente, responsabilità poco chiare o un contesto aziendale inadeguato. Le organizzazioni devono costruire il contesto, la governance, la memoria istituzionale e l’intelligenza decisionale necessari per utilizzare l’IA in modo responsabile ed efficace su larga scala.

Questo lavoro richiede più tempo ed è meno visibile rispetto all’implementazione di un nuovo modello, ma in ultima analisi determina se il modello genera valore aziendale duraturo.

Nitini Maini è direttore tecnologico di Prevalent AI. Ha 22 anni di esperienza nei settori della sicurezza informatica, del cloud, del SaaS aziendale e dell’analisi dei big data.